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Preoccupati per l’accordo di Parigi? C’è ancora speranza attraverso l’educazione femminile

Mentre il mondo rimane di sasso davanti alla notizia di ieri riguardante l’intenzione degli Stati Uniti di tirarsi fuori dall’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, ci sono ancora ragioni per sperare che i nostri figli possano ereditare un mondo sano. Il noto ambientalista Paul Hawken ha un piano. Il suo nuovo libro, intitolato Drawdown: The Most Comprehensive Plan Ever Proposed to Reverse Global Warming, fa esattamente quello che suggerisce il sottotitolo: sotto il suo coordinamento, ricercatori e scienziati di tutto il mondo hanno passato gli ultimi tre anni modellando dei programmi di riduzione delle emissioni di carbonio e di sequestro di quest’ultimo dall’atmosfera. Il libro presenta cento interventi collaudati che inizierebbero immediatamente ad arginare l’ondata del cambiamento climatico.

Responsabilizzare ragazze e donne attraverso una combinazione di educazione e pianificazione familiare è ritenuto il metodo migliore che il mondo possa adottare per affrontare il cambiamento climatico, più efficace del passaggio all’energia solare, all’energia eolica o a una dieta ricca di vegetali. Investire nell’educazione femminile in tutto il mondo e rendere possibile alle donne l’accesso a contraccettivi e servizi per la salute riproduttiva darebbe come risultato la riduzione delle emissioni di carbonio di 120 gigatonnellate entro il 2050, una quantità sbalorditiva se comparata alle 90 gigatonnellate che si potrebbero ridurre attraverso una gestione migliore dei refrigeranti chimici nocivi come i clorofluorocarburi.

I demografi, gli specialisti dello sviluppo globale e i sostenitori dell’educazione conoscono da tempo la connessione tra la responsabilizzazione di ragazze e donne e la nascita di famiglie più piccole e sostenibili: la ricerca suggerisce che una donna senza alcuna istruzione scolastica tende ad avere in media quattro o cinque figli in più rispetto ad una donna con 12 anni di istruzione. Inoltre, numerosi studi prevedono che la crescita demografica sarebbe più lenta se tutte le ragazze del mondo ricevessero un’educazione secondaria: se persistesse il tasso di fertilità attuale, si verificherebbe un calo demografico globale di due miliardi entro il 2050 ed oltre cinque miliardi entro il 2100. In realtà si potrebbe raggiungere un tasso di crescita demografica sostenibile ancora più rapidamente se le 225 milioni di donne di tutto il mondo che vorrebbero evitare la gravidanza ma non dispongono di contraccezione e di controllo sulle proprie vite riproduttive avessero accesso alla pianificazione familiare sicura e volontaria. La maggior parte di queste donne vivono nei 69 paesi più poveri del mondo, e non è una coincidenza che molti di questi paesi siano gli stessi in cui bambine e ragazze hanno più difficoltà ad andare a scuola.

Questo progetto di responsabilizzazione rivolto alle donne di tutto il mondo non trova certo sostegno nel suddetto presidente americano, che sta già pianificando tagli di bilancio rivolti proprio ai programmi di educazione e di assistenza estera – si vedano la prematura interruzione di Let Girls Learn e il reinserimento della Mexico City Policy -. Vanta però preziosi alleati quali, per esempio, gli esponenti del Centro per l’educazione universale della Brookings Institution, che si stanno impegnando nella promozione dei diritti e dell’educazione femminili e nella creazione di opportunità per le donne di apprendere e sviluppare abilità finalizzate a un’economia verde e all’accesso a posizioni di leader nell’ambito ambientale.

Non resta che continuare a lavorare quindi, perché le donne di tutto il mondo possano finalmente prendere in mano la propria vita e, con essa, quella del pianeta.

Tratto dall’articolo: Concerned about the Paris Agreement? There’s still hope through girls’ education

Traduzione di: Roberta Fascendini